TESI E ANTITESI

MILANO-SANREMO

Agosto 21, 2008 · Lascia un Commento

L’essere umano spesso è solito mettersi alla prova. Superare limiti.
L’essere umano tende a farlo a prescindere dalle stagioni, giorni, o periodo lavorativo o vacanziero che sia.
L’essere umano lo fa.
Capita così di vedere ad agosto, durante le vacanze, esseri dall’aspetto più o meno atletico cimentarsi in sport più o meno estremi. Avventati ragazzi che corrono sulla battiggia come se fossero dei lifeguard. Uomini e donne in età avventata con fisico in pensione. Esseri tonici. E qualche “bronzo di riace”, raro, molto raro.

Io sono perseguitato dalla sfiga, come Fantozzi con la sua nuvoletta. Quindi non mi riesce ti prefiggermi dei limiti con l’intento di superarli.
Una delle tante biciclette dell’hotel a disposizione, però, può essere un blando riscatto per chi, come me, non s’è potuto programmare per tempo – più che altro aver avuto la febbre a 39 il giorno prima della partenza e a 38 il giorno della medesima, fa pensare a tutt’altri progetti – l’attività fisica più o meno improvvisata.

Una semplice, vecchia e sporca bicicletta a noleggio diventa il diletto e lo strumento, oggetto e soggetto inconsapevole di imprese nel più classico degli stili americani – una specie di Stand by me? Forse.
Scoprire una strada ancora da terminare e quindi ad esclusivo uso turistico (passeggiate, running, bicicletta, mtb) che costgeggia il mare collegando Diano Marina ad Imperia e senza dislivelli altimetrici, non ha prezzo – per tutto il resto c’è mastercard.
E allora ti viene di spingerti un po’ più in là, con le pedalate, spostando di volta in volta il punto-di-non-ritorno. E arrivare ad Imperia è già un’emozione: per il mare, il panorama, la scoperta, la brezza marina che ti permette di pedalare senza sudare e barra o provare fatica. E entrare in Imperia e attraversare la città, magari evitando le strade trafficate del centro storico: che sono pure strette strette. E imboccare strade senza uscita. E pensare che dall’altra parte di Imperia, c’è un vecchio compagno di scuola che sei andato a trovarfe una sola volta due estati fa, in auto, di sera al buio percorrendo l’autostrada. Quindi hai come punto di riferimento solo un bar sul lungomare dove quella sera sei andato con Agostino la sua famiglia e la tua  a bere qualcosa.
Bene: mai niente e nessuno ti ha fermato in queste cose e ti sei sempre orientato, o meglio, sei sempre arrivato in posti dove non eri mai stato praticamente a naso e senza problemi. Perché una volta non esistevano i navigatori satellitari, né al giorno d’oggi ritieni di averne la necessità.
E quindi arrivi a destinazione. Magari avresti preferito azzeccare la strada giusta ed evitare quel saliscendi per la via principale. Non si può avere tutto.
L’amico non ha il suo cognome sul campanello del citofono: probabilmente quello della moglie? E chi lo conosce! Una telefonata ti allunga la vita citava uno spot pubblicitario di quella che un tempo era l’unica e naziuonale compagnia telefonica. Se non altro mi ha fatto riprendere fiato: ma sessun cenno dall’altro capo del telefono.
E così riprendi il percorso a ritroso, catturando qualche panorama con la fotocamera del telefonino, da fermo e in corsa. E cechi una strada più omogenea questa volta, altimetricamente parlando. E scopri che ti sei fatto un culo-così inutilmente, allungando il tragitto con decise pendenze decise.
Ma non si può essere mai certi né sicuri, oltre che, suona azzardato “dire gatto se non l’hai nel sacco”! Così ne approfitti della chiusura del passaggio a livello per chiedere informazioni a quel signore che, in sella alla sua vespa ha tutta l’aria di essere indigeno (del luogo ndr). Chiedi quale sia la strada più breve ma e soprattutto praticamente piana per andare fino a Diano Marina, e mentre lo dici ti senti una sorta di alieno visto che siedi su di una bicicletta con su la scritta del “tuo” albergo… Questi ti dice i nomi delle strade indicandoti la futura e la passata e già percorsa, accenndando che e comunque poi ci saranno parecchi saliscendi.
- Ha presente la MIlano-Sanremo – dice questi calzando il casco e partendo visto che le sbarre di protezione del passaggio a livello si sono alzate, e tu, tu, tu sei in sella ad una semplice bicicletta e per partire non puoi ruotare la manopola destra della tua due-ruote, ma devi umilmente pedalare col sedere già dolorante del percorso percorso.
- No. – gli risponondi senteticamente, perché non hai presente il tragitto tortuoso in stil montano da Milano-Sanremo che lui menziona… E tu continui a pedalare girando a sinistra e lui ruota maggiormente la manopola destra voltando a destra.
Pianura pianura pianura! Pensi mentre di tanto in tanto scatti qualche foto nel tragitto fra una bella esposizione floristica e i cantieri del nuovo porto. Ma quell’autoarticolato da cava doveva proprio avviare la sua corsa mentre tu gli passavi davanti!?
E così ti rendi conto l’ultima salita era stata davvero l’ultima perché sei più o meno nel punto d’ingresso d’Imperia da cui sei entrato e tra poco percorrerari la nuova ma non troppo strada panoramica – o forse “troppo nuova”? – Imperia-Diano Marina… E non sai che su di essa un cellulare squillerà. E non sai che quando ti ritroverai sull’unico e piccolissimo pezzettino di strada della Milano-Sanremo menzionato dall’indigeno in vespa – ma una volta non cavalcavano purosangue senza sella!? – il medesimo telefonino suonerà nuovamente mentre tu sarai su di una ripida discesa governando con la sola mano destra l’usata e sporca bici in comodato d’uso gratuito dell’hotel…

Categorie: AGOSTO · Capitolo 1
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